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	<title>integrazione Archivi - STEFANIA RUSSO</title>
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	<description>Consulente Educativo-Familiare &#124; Counselor &#124; Facilitatore in Costellazioni Familiari e di Processi Relazionali</description>
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		<title>Il volontariato sociale</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Aug 2019 10:07:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una danza tra culture</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Giugno 2018, come un soffio di vento estivo un <strong>gruppo di persone venuto dalla calda Africa</strong> si è lasciato accogliere nella nostra città. Silenziosi e attenti alla quotidianità sestese, sempre sorridenti hanno fatto entrare nelle loro vite molti di noi, accettando di <strong>condividere le nostre abitudini e la nostra realtà</strong> tanto diversa da quella eritrea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella diversità che tante volte spaventa ma anche sorprende e incuriosisce e che inevitabilmente ti contamina, ti rapisce smontando quei <strong>pregiudizi </strong>che spesso dominano le nostre menti e i nostri cuori. Chi nel quartiere ha avuto modo di conoscerli ha potuto notare con quanta semplicità e simpatia si relazionano con tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal loro arrivo un <strong>gruppo di volontari</strong> ha condiviso con loro del tempo, accompagnandoli e seguendoli nelle <strong>loro prime necessità</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la cura del loro stato di <strong>salute</strong>;</li>
<li>le lunghe attese per le <strong>pratiche burocratiche</strong> e gli <strong>spostamenti </strong>sul territorio;</li>
<li>l’<strong>inserimento scolastico</strong> e il percorso educativo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La collaborazione di tutti ha fatto in modo che lo scoglio di <strong>imparare una lingua nuova </strong>come l’italiano fosse meno insormontabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un merito a loro che pur incontrando mille difficoltà per arrivare fin qui dai campi profughi, si stanno impegnando quotidianamente per inserirsi al meglio in una realtà come quella occidentale, portando anche il loro sapere e le loro tradizioni per co-costruire con noi una nuova comunità…come una <strong><em>danza</em> </strong>tra culture.</p>
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		<title>Il counseling come accoglienza dell&#8217;altro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefy_master]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Apr 2019 15:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[counseling]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;accoglienza non è mai a senso unico Spesso si pensa che l’accoglienza debba essere un’iniziativa dovuta al padrone di casa e che sia a senso unico. In verità, quando i profughi eritrei sono arrivati nella città di Sesto San Giovanni, selezionati nei campi in Etiopia, all&#8217;interno del progetto Corridoi Umanitari, hanno ricambiato ben presto quell&#8217;ospitalità, condividendo un pezzo d’Himbaschia e una tazza di tè, con un sorriso.   Il senso dell&#8217;Accogliere per me Uno dei valori primi del counseling è l&#8217;accoglienza e l&#8217;Accogliere ha assunto un altro sapore: ho sentito che la mia responsabilità fosse sempre meno simile ad un mio &#8220;dovere&#8220;. Questo perché ho sentito che non era più solo una cosa mia, che toccava a me. Si trattava di vedere ed essere vista, ascoltare ed essere ascoltata. Certo le difficoltà legate alla lingua inizialmente hanno facilitato poco la comunicazione, ma l’essere umano non nasce “parlante”: il linguaggio si è arricchito di gesti e suoni spesso divertenti, creando così &#8220;sim-patia&#8221; nel senso di &#8220;provare insieme&#8221;. È così che è nata la relazione. Costruire Fiducia e Condivisione Costruita e voluta da entrambe le parti, la relazione è fatta di cose concrete e quotidiane e in mezzo c’è la fiducia come conquista fatta a piccoli passi: il passato non sempre fa sconti sulla sofferenza e il presente ne paga spesso le spese la condivisione anche quando non si ha nulla da condividere&#8230; nulla di materiale si intende. Penso alle tante storie condivise e raccontate durante la lezione di italiano davanti a un mappamondo. Racconti che parlano di abbandoni, dolore (intendo anche quello fisico), paure, ma anche aneddoti felici di chi ce l’ha fatta. Tante emozioni… le tue&#8230; le sue&#8230;   Il rispetto della diversità: i profughi un patrimonio di ricchezza Rispettare la diversità è vero è più facile da dire che da fare. Noi però i pregiudizi li abbiamo individuati e tirati fuori subito: quegli odori sconosciuti, il modo di fare il caffè servendolo sul pavimento, il mangiare con le mani in un piatto unico. Ci siamo mai chiesti come una persona che viene da questi paesi e da queste tradizioni guarda noi? Anche le nostre abitudini sono sembrate a loro inutili o assurde, come ad esempio usare il tovagliolo o così tante posate, per non parlare della criptica raccolta differenziata. Sì, è vero le differenze ci sono e non sono poche, ma è piacevole e arricchente osservare queste persone nei loro rituali. Ed è facile e veloce imparare a rispettarli e sai che non cambieranno quei gesti, quelle abitudini, perché fanno parte della loro cultura, della loro identità, che non possono e non vogliono dimenticare perché senza sarebbero persi.   Il progetto dell&#8217;Accoglienza come per-corso Questo progetto io l&#8217;ho chiamato per-corso perché i destinatari non sono solo “i nostri ragazzi” (come li chiamiamo tra noi operatori). Qui stiamo imparando tutti e vorrei che questo mio dire non fosse scambiato per retorica, ma per impegno&#8230; non facile per molti aspetti: mettersi in gioco davanti a realtà nuove, superare gli stereotipi, mettere da parte i pre-giudizi nostri e loro; la difficoltà della comunicazione non sempre adeguata, che rende faticosa la cooperazione, il tempo visto come “nemico” per il raggiungimento degli obiettivi preposti e tanto altro… Insomma molta strada si dovrà ancora fare, ma se terremo ben presente il valore dell’ideale che ci ha coinvolti, le difficoltà saranno più sopportabili e molte saranno le soddisfazioni, perché non stiamo camminando da soli.   Se ti va lasciami un tuo commento&#8230;</p>
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<h2>L&#8217;accoglienza non è mai a senso unico</h2>
<p>Spesso si pensa che l’<strong>accoglienza</strong> debba essere un’iniziativa dovuta al <em>padrone di casa</em> e che sia a senso unico. In verità, quando i <strong>profughi eritrei</strong> sono arrivati nella città di <em>Sesto San Giovanni</em>, selezionati nei campi in Etiopia, all&#8217;interno del <a href="https://www.santegidio.org/pageID/30112/langID/it/CORRIDOI-UMANITARI.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">progetto Corridoi Umanitari</a>, hanno ricambiato ben presto quell&#8217;ospitalità, condividendo un pezzo d’<a href="https://www.elle.com/it/cucina/gourmet/a26319836/pane-eritreo-himbasha-ricetta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Himbaschia</a> e una tazza di tè, con un sorriso.</p>
<p> </p>
<h2>Il senso dell&#8217;Accogliere per me</h2>
<p>Uno dei valori primi del <a href="http://www.stefaniarusso.info/il-counseling/">counseling</a> è l&#8217;accoglienza e l&#8217;Accogliere ha assunto un altro sapore: ho sentito che la mia responsabilità fosse sempre meno simile ad un mio &#8220;<em>dovere</em>&#8220;. Questo perché ho sentito che non era più solo una cosa mia, che toccava a me. Si trattava di vedere ed essere vista, ascoltare ed essere ascoltata. Certo le difficoltà legate alla lingua inizialmente hanno facilitato poco la comunicazione, ma l’essere umano non nasce “parlante”: il linguaggio si è arricchito di gesti e suoni spesso divertenti, creando così &#8220;sim-patia&#8221; nel senso di &#8220;provare insieme&#8221;.</p>
<blockquote>
<p>È così che è nata la relazione.</p>
</blockquote>
<figure id="attachment_310" aria-describedby="caption-attachment-310" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-310" title="Profughi Etiopia a Sesto San Giovanni" src="http://www.stefaniarusso.info/wp-content/uploads/2019/04/profughi-etiopia-relazione-300x177.jpg" alt="Profughi Etiopia a Sesto San Giovanni" width="510" height="301" /><figcaption id="caption-attachment-310" class="wp-caption-text">Profughi Etiopia a Sesto San Giovanni</figcaption></figure>
<h2>Costruire Fiducia e Condivisione</h2>
<p>Costruita e voluta da entrambe le parti, la relazione è fatta di cose concrete e quotidiane e in mezzo c’è</p>
<ul>
<li>la <strong>fiducia</strong> come conquista fatta a piccoli passi: il passato non sempre fa sconti sulla sofferenza e il presente ne paga spesso le spese</li>
<li>la <strong>condivisione</strong> anche quando non si ha nulla da condividere&#8230; nulla di materiale si intende.</li>
</ul>
<p>Penso alle tante storie condivise e raccontate durante la lezione di italiano davanti a un mappamondo. Racconti che parlano di abbandoni, dolore (intendo anche quello fisico), paure, ma anche aneddoti felici di chi ce l’ha fatta. Tante emozioni… le tue&#8230; le sue&#8230;</p>
<p> </p>
<h2>Il rispetto della diversità: i profughi un patrimonio di ricchezza</h2>
<p>Rispettare la diversità è vero è più facile da dire che da fare. Noi però i pregiudizi li abbiamo individuati e tirati fuori subito: quegli odori sconosciuti, il modo di fare il caffè servendolo sul pavimento, il mangiare con le mani in un piatto unico.</p>
<p>Ci siamo mai chiesti come una persona che viene da questi paesi e da queste tradizioni guarda noi? Anche le nostre abitudini sono sembrate a loro inutili o assurde, come ad esempio usare il tovagliolo o così tante posate, per non parlare della criptica raccolta differenziata.</p>
<p>Sì, è vero le differenze ci sono e non sono poche, ma è piacevole e <i>arricchente </i>osservare queste persone nei loro rituali. Ed è facile e veloce imparare a rispettarli e sai che non cambieranno quei gesti, quelle abitudini, perché fanno parte della loro cultura, della loro identità, che non possono e non vogliono dimenticare perché senza sarebbero persi.</p>
<p> </p>
<h2>Il progetto dell&#8217;Accoglienza come per-corso</h2>
<p>Questo progetto io l&#8217;ho chiamato per-corso perché i destinatari non sono solo “i nostri ragazzi” (come li chiamiamo tra noi operatori). Qui stiamo imparando tutti e vorrei che questo mio dire non fosse scambiato per retorica, ma per impegno&#8230; non facile per molti aspetti: mettersi in gioco davanti a realtà nuove, superare gli stereotipi, mettere da parte i pre-giudizi nostri e loro; la difficoltà della comunicazione non sempre adeguata, che rende faticosa la cooperazione, il tempo visto come “nemico” per il raggiungimento degli obiettivi preposti e tanto altro…</p>
<p>Insomma molta strada si dovrà ancora fare, ma se terremo ben presente il valore dell’ideale che ci ha coinvolti, le difficoltà saranno più sopportabili e molte saranno le soddisfazioni, perché non stiamo camminando da soli.</p>
<p> </p>
<h2>Se ti va lasciami un tuo commento&#8230;</h2><div style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px;" class="sharethis-inline-share-buttons" data-url=https://www.stefaniarusso.info/accoglienza/counseling-come-accoglienza/></div><p>L'articolo <a href="https://www.stefaniarusso.info/accoglienza/counseling-come-accoglienza/">Il counseling come accoglienza dell&#8217;altro</a> proviene da <a href="https://www.stefaniarusso.info">STEFANIA RUSSO</a>.</p>
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